Facendo un po’ di precisazioni personali a caso…

Faccio riferimento all’articolo di A. Panebianco sul Corriere, ripreso dal sito I Liberali.org (https://www.iliberali.org/rassegna-stampa/la-nuova-ondata-statalista-un-pericolo-per-la-liberta-e-leconomia/). Esiste questa comprensibile, ma non giustificabile, forma di sfiducia nei confronti dello Stato regolatore dell’economia. Comprensibile perché le inefficienze cui tutti assistiamo quotidianamente non lasciano scampo ad altri tipi di giudizi, non giustificabile perché il vero problema è la situazione di stallo e inefficienza cui si trova lo Stato italiano attualmente.

Citando Cottarelli, cui anche Panebianco fa riferimento, questi discorsi non hanno un granchè senso in assenza di una serie di riforme strutturali che permettano allo Stato di diventare quello che ogni liberale come il sottoscritto desidera (non sogna!! per ora), ovvero la cornice entro il quale il sistema delle imprese si sentono sicure di poter operare. Senza il quale non è possibile sperare in un ritorno di fiducia da parte degli imprenditori, e di conseguenza in un ritorno degli investimenti.

Altro punto: il giornalista del Corriere si chiede chi deve decidere quali sono i settori strategici in cui lo Stato italiano vuole entrare come investitore. Mi permetto di rispondere che si tratta di una tautologia. Lo Stato e chi se no?

Personalmente credo che il capitalismo abbia necessità di una figura super partes che garantisca le regole del gioco di mercato, e nel mondo attuale c’è bisogno che questa figura entri nel gioco come concorrente perché fa parte del suo ruolo di arbitro. Un intervento che deve essere assolutamente extra-ordinario, non ci sono dubbi. Ma il rischio che stiamo correndo ora, cioè che il divario socio-economico tra le parti sociali si allarghi, chiede con urgenza che si ritorni ad una forma di economia mista.

Sono d’accordo nel dire che, se è l’arbitro a decidere l’entità del proprio intervento nella concorrenza di mercato, ed è questo Stato, con questi difetti strutturali, a farlo, si sta correndo un serissimo rischio di stagnazione dell’attività e di un difficile ritorno alle regole capitalistiche, ma il gioco, io credo, vale la candela.

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