Il concetto di colpa in Jaspers, 1946

Io, come disse Jaspers nel 1946, parlando di colpa metafisica, sento una responsabilità. Mi sento responsabile per la povertà delle persone che vivono attorno a me e non ce la fanno. Non perché io abbia impoverito delle nazioni in maniera diretta, bensì per il fatto di non aver fatto nulla per esser da questa parte del muro. Perché non ce lo vedo il confine.

Perché io? I vari slogan che possiamo far scendere da America first in poi, perché? Che ha uno statunitense che un italiano non ha? Che ha un italiano o un europeo che un africano o un cinese non hanno? Il colore di pelle? Una serie di valori occidentali nati durante il 18mo secolo? Realmente, che cosa mi distingue da un altro? Che cosa dice che io ho più bisogno di un lavoro, di una casa, e di una famiglia rispetto un altro? Perché noi siamo su questo pezzo di terra da più tempo di loro? Perché i nostri padri hanno lottato per conquistarlo e dare una determinata dimensione a questa regione terrestre? Perché la Storia ha portato a questo? No. La Storia è, mi scusino gli scienziati, stupida. Alla storia non interessa che io sia qui perché la mia famiglia era qui ed era stata qui eccetera. La Storia non ha una volontà, ha solo delle storie più piccole da raccontare. Per il resto rimane a guardare senza dare giudizi.

Una geografia, una geografia umana e politica? Posso prendere la terra e spostarne i confini politici o sociali o di etnia e tutto ha lo stesso senso per la Storia e per la geografia. Le persone si spostano. Si sono sempre spostate. Perché si sposano una persona al sud, perché trovano lavoro al nord, perché si convertono ad una religione ad est, perché trovano da mangiare ad Ovest. E non cambia nulla.

Che cosa fa di me un noi? Che cosa fa di “noi” una differenza rispetto ad un “altro”? L’unica differenza che posso vedere è tra chi ha fame e chi non ha fame. Di cibo, di acqua, di lavoro, di affetto e di affetti, di aria, di terra e di casa, di accoglienza, di cultura, di riconoscimento.

Io mi sento di aver voglia di guardare a questo: alla fame degli altri. Ritengo di poter solo distinguere chi ha fame da chi sente voglia di togliere la fame all’altro.

E signori, tutti abbiamo fame di qualcosa. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci sfami.

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PRIMA GLI ITALIANI. NO, MA… DAVVERO DAVVERO?

Siamo sicuri? Cito due vicende di cronaca lette su La Stampa di Torino, in una, assistenti sociali e psicologi manipolavano referti per dare dei bambini in affido ad altre coppie, nella seconda, una madre di Varese obbligava la figlia ad assumere cocaina e a subire gli abusi sessuali del padre. E mi chiedo, e chiedo: davvero? Tradotto: seriamente e realmente possiamo pensare di poter fare una differenza morale e sociale tra chi nasce e vive in Italia, in Europa, in Occidente e quelli che vengono a chieder un posto in cui mangiare e farsi una vita?

Prendiamo il caso dei falsi referti degli assistenti sociali. Un gruppo di persone (un gruppo… che io poi mi chiedo sempre come fai a chiedere ad un amico di mettersi in combutta con te per commettere un crimine) stilava dei falsi rapporti come assistenti sociali, al fine di strappare dei bambini alle loro famiglie, naturali e legittime, per affidarli a terzi e intascare dei contributi. Ora, vogliamo sorvolare sul fatto che questi introiti illeciti arrivavano dalle tasse che noi tutti abbiamo pagato, ma questi esseri viventi lucravano illegalmente sulle vite di famiglie e di bambini. È chiaro? Siamo consapevoli? Tu, decidi di rendere delle persone squilibrate solo per avere un guadagno monetario. Tu sindaco, tu assistente sociale, tu psicologo o altra figura che non so etichettare, hai preso un bambino di pochi anni, lo hai convinto che la sua mamma e il suo papà gli volevano far del male, lo hai costretto a soffrire per tutto il resto della sua vita, hai trasformato i suoi genitori in due mostri, li hai fatti sentire dei rifiuti umani, hai fatto sì che lo continueranno a sentire per il resto della loro vita e tutto questo (e molto altro) per fotterti dei soldi che sarebbero stati usati per qualcosa di utile, veramente utile, realmente utile e necessario? Non ultimo, perché potrebbe essere ciò che fa veramente smuovere le coscienze delle persone, questi soldi erano tasse pagate legalmente e giustamente da me e da molti altri. Per soldi, per moneta, per soldi e per soldi ancora.

C’è veramente una qualche differenza con gli schiavisti che costruiscono i barconi in Libia e li caricano di profughi per mandarli da questa parte del Mediterraneo? Io credo che un padre preferirebbe di gran lunga essere preso a frustate in Libia che subire lo strappo del figlio dalla propria famiglia. Per quanto riguarda la madre, piuttosto di sentirsi dire che è una madre sbagliata e che sta facendo del male al figlio…. No, in nessuna lingua conosciuta ci può essere una espressione che possa spiegare in minima parte che cosa sia disposta a fare.

Sono questi i momenti in cui io, Armin Severing, provo schifo nell’avere la pelle bianca, nel vivere in Occidente e tutta una serie di appellativi che ho per nascita e non per merito.

Perchè guardiamo i Mondiali di calcio femminili??

MONDIALI DI CALCIO FEMMINILI.

Stavo ascoltando la radio, quando ad un certo punto, era durante la partita dei Mondiali femminili di calcio, Italia Cina, quando ad un certo punto, lo speaker chiede: “ma, come mai ci siamo appassionati così tanto al calcio femminile, alla nazionale femminile, quando fino a poco tempo fa, non ce ne fregava nulla?”. A questa domanda, a me è venuto in mente un articolo di Federico Rampini su la “D La Repubblica” di sabato scorso, che parlava del political correct, e in questo articolo[1] si diceva chiaramente che questo atteggiamento ha fatto molti più danni di quanto si possa immaginare, perché ha costretto le persone a compiere delle piccole o grandi nefandezze in nome del multiculturalismo.

Io credo che questo caso entri perfettamente nel discorso. Ovvero, perché la gente guarda le partite di calcio femminile? Molto semplicemente perché ha il terrore, e uso proprio il termine terrore, di sentirsi accusare di razzismo, di maschilismo, ignoranza e via di seguito. Insomma, le persone che guardano le partite di calcio femminile vorrebbero poter sfogare i propri “pensieri sporchi e scorretti” e dire che sono tutte lesbiche, che hanno le gambe grosse, che sono sgraziate e troppo muscolose, che in quelle squadre non ci sono schemi, che chissà che altro….. ma….non si può. Assolutamente non si può pensare una cosa del genere!! Ce ne guardi Iddio da un tale pensiero, non sia mai!! Allora, piuttosto di sentirmi con il dito puntato da parte della mia coscienza (mi viene in mente l’Armadillo del mio amico Zerocalcare), piuttosto di sentirmi così, allora accendo la tv e guardo la partita di calcio femminile. E faccio anche il tifo! E se magari questo Armadillo cattivo è tanto tanto pesante, allora guardo anche le altre partite di calcio che giocano le altre nazionali di femmine (femmine, non donne, femmine)!!

E allora!! Sì! Anche io che odio il politicamente corretto e che condivido al 101% l’idea di Rampini che esso abbia creato un mucchio di danni, che gli si possa imputare ignoranza e comportamenti al limite, e spesso oltre il limite, dell’assurdo… per una volta, caspita per una volta!, il politicamente corretto lo uso! Perché le partite di calcio femminile sono divertenti. Ammettiamolo, e anzi diciamolo chiaramente, queste calciatrici hanno le caviglie grosse, calciano il pallone in maniera sgraziata, lo calciano a una forza inferiore a quella di un uomo, il pallone schizza un po’ a caso sul campo, i passaggi sono imprecisi, però giocano! Si divertono, credono in quello che fanno hanno voglia di giocare a questo sport, e quindi, abbiamola anche noi voglia di guardarlo! Non ci sono grandi schemi e non usciranno mai Ronaldo, Messi o Maradona dal calcio femminile, non sanno palleggiare con un arancia o una monetina..

Ma ci crediamo!!


[1] F. Rampini. Sinistra e media hanno tradito le donne. D la Repubblica. 22 giugno 2019. GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.

Che ne sarà di noi, dopo?

 Nella “guerra dei tassi” tra Usa ed Eurozona c’è un aspetto ironico e beffardo per il Governo italiano: Trump, ieri elogiato dal vicepremier italiano Matteo Salvini in visita negli States, incarna oggi il ruolo dell’avversario mentre Draghi, spesso attaccato in passato da Lega e M5S, è il più valido alleato dell’esecutivo gialloverde perché dispone, e pare intenzionato a utilizzarli, degli unici strumenti utili all’Italia per sottrarsi alla minaccia finanziaria dello spread, nella fase più delicata del suo negoziato con Bruxelles sulla procedura di infrazione. (Claudio Paudice, Huffpost Italia, 2019-06-19)

Ironico e beffardo? Non direi. Forse la mia è ingenuità, ma credo che si debba leggere il segno di una reale indipendenza di Mario Draghi dalla politica, in questo suo atteggiamento. La possibilità di una nuova stagione di Quantitative Easing è una manovra che viene in aiuto di tutta l’Eurozona, soprattutto perché la guerra dei dazi USA è un pericolo reale e non solo una minaccia, così venire in aiuto dei Paesi Europei con una fase di liquidità prima che la guerra si scateni non è male.

Secondo punto: leggiamo il momento storico in cui il presidente della BCE ha fatto la sua dichiarazione, ovverossia una settimana dopo circa la discussione sui mini-Bot, manovra che da tutti i nostri vicini di casa europei è stata letta come una piccola Italexit. Ecco, in questo modo, il presidente Draghi ha come voluto dire che certe minacce non sono sulla carta: “caro governo italiano se proprio ti serve ancora un po’ di liquido a breve termine, qui a Francoforte abbiamo ancora delle riserve che possiamo spendere per le vacanze!!”.

Personalmente mi chiedo come venga guardato il nostro (in questo passaggio, ma solo qui, nostro) Mario Draghi dagli altri Paesi europei. In Italia non ci sono dei giornali affidabili per comprenderlo ma il suo mandato è in scadenza e ho il timore che possa arrivare qualche banchiere più filo “nord Europa” che unionista. Ricordiamoci che Grecia e penisola iberica sono oramai ripartite, lentamente ma con un loro ritmo più che discreto. Rischiamo seriamente di rimanere da soli ad arrancare assieme a Malta e Cipro (più altri Paesi centro-Europei cui viene lasciato un po’ fare per motivi storici o politico/economici).

Se qualcuno avesse delle indicazioni da darmi sarebbe bello discuterne.

……….

Ed intanto l’Africa che non dovrebbe crescere discute di fare una moneta unica agganciata al Dollaro o allo Yuan cinese!!

Ops!!! Forse non dovevamo dirlo a Salvini che in Africa c’è sviluppo economico!!!

“Siete Antifascisti? Allora toglietevi la maglietta!!”

L’attacco da parte di una decina di persone la scorsa notte. Il più grave è ricoverato con una frattura al naso. Conte: “Gravissimo, https://roma.repubblica.it/cronaca/2019/06/16/news/roma_presi_a_pugni_e_testate_perche_avevano_maglietta_cinema_america-228911686/

come secondo articolo, inoltro questo articolo de La Repubblica di oggi 17/06/2019.

E’ impensabile di poter vivere in un Paese in cui certi episodi ri-accadano e tutto venga semplicemente considerato “libera espressione di idee”. Soprattutto quando si tratta di cancellare una libertà altrui. E’ tutto precipitato! In un clima in cui la violenza ha perso di peso specifico. Non ce ne accorgiamo e tutto ci passa sotto il naso come semplice episodio.

Credo occorra fermarsi a riflettere su ogni piccolo avvenimento di questo Paese, di queste terre, di questi giorni, di questi anni. Ogni piccolo avvenimento, per quanto piccolo, per quanto appaia “inutile”, appaia “limitato”, appaia “ristretto e racchiuso”. Ogni pezzetto che ci perdiamo per strada è apertura al barbarico, all’inumano, all’errore.

Non disimpariamo mai ad avere senso critico su ciò che è attorno a noi. Perdersi e perdere è un soffio.

Primo articolo della domenica

Vorrei iniziare questa serie di articoli con una riflessione tratta dalla mia vita quotidiana. Si è rotta la porta d’ingresso del mio condominio. Ora, in precedenti riunioni di condominio è nata la questione di chi dovrebbe accollarsi le spese di riparazione in quanto è stato chiaramente puntato il dito contro una famiglia sola. Altre premesse: questo nucleo famigliare, nel corso degli ultimi mesi ha accumulato circa novecentoottanta euro di debito nei confronti del condominio, qualsiasi tipo di bolletta di utenza privata essa la porta ai servizi sociali perché sia la comunità a pensarvi. Reddito di cittadinanza? Non manca ovviamente! Ma la cifra ricevuta, in attesa di impiego, viene tranquillamente spesa per acquisti su internet. Insomma, l’atteggiamento dello “spendo-faccio debiti-non li pago-qualcuno ci penserà”.

Ora, ci troviamo di fronte al dilemma di doversi accollare la spesa della riparazione della porta, senza alcuna speranza di poter recuperare tale cifra da chi ha, ripeto, presumibilmente commesso il danno. Il classico adagio “chi rompe paga e i cocci sono suoi” viene meno. Così come vengono a mancare tutta una serie di comportamenti, definirei prudenziali, che hanno caratterizzato le famiglie italiane nel corso della storia. Ancora, il modello anglo-sassone e protestante della crescita fondata sul debito non si può qui applicare: mancano gli elementi essenziali dell’assunzione del rischio, della capacità imprenditoriale alla base dell’investimento, materiale o immateriale, che sta, a sua volta, alla base del concetto di crescita.

Tutte queste parole per arrivare a fare questa semplice e sciocca conclusione: partendo da una similitudine con la famiglia dei vicini, l’Italia è oggi un Paese con un grosso debito, che nessuno ha intenzione (intenzione, non capacità!!) di ridurre, ma che anzi, si vuole aumentare, nel prossimo futuro, con la scusa di produrre investimenti e crescita. Ma, se manca l’assunzione del rischio, la capacità e soprattutto la tempistica dell’imprenditore, leggasi poi la fiducia nei riguardi della situazione economica attuale, allora si genera solo una situazione di “facciamo spesa, qualcuno poi la pagherà”.

Il discorso merita certamente uno o più lunghi approfondimenti; concludo, ora, puntando il dito sulla classe politica che è la prima a lanciare questo messaggio. Attraverso politiche di breve termine (reddito di cittadinanza), attraverso creazione di maggior debito infruttifero (riduzione del gettito fiscale con la flat tax, permettendo di ritirarsi dal lavoro persone le quali si spera possano investire liquidità), ma soprattutto non creando un clima di fiducia nelle imprese e fuori dei confini nazionali.