Flat Tax

Durante una delle mie ultime lezioni, mi è stato chiesto perché non credo nella Flat tax. Tanto per fare colore, amo poco il nome inglese. Ancor meno la versione italiana di “tassa piatta”. Ma non è una cosa importante. Il concetto di “imposizione a percentuale unica” in Italia è già esistente nella forma dell’IRES, che colpisce le aziende, quindi dal punto di vista della politica non è una rivoluzione.
Parlando seriamente, il concetto nasce dall’idea, fondante del liberismo degli anni ’70, per il quale una persona, fisica o azienda, decide di investire la parte di reddito non consumata, dedotta la quantità di tasse che la persona deve pagare. Quindi, se alle famiglie viene abbassata l’aliquota e di conseguenza le imposte, ci si deve attendere una maggior propensione a investire o a consumare (Friedman).
La retorica italiana dà una doppia motivazione alla Flat tax, a quella appena detta aggiunge il fatto che una tassa semplice nella forma (abbandonando la forma a scaglioni) e più leggera nella sostanza abbasserebbe la tentazione delle persone e degli imprenditori a evaderla.
Partiamo da questo secondo punto: non c’è nessuna prova che le persone siano indotte a pagare le tasse se queste sono più basse. Chi ha intenzione di evadere o eludere il pagamento delle imposte non lo fa in base alla cifra, ma in base ad una volontà prioritaria a farlo. A questo aspetto, temo, si debba ovviare con un togliendo all’evasore quell’aria di furbizia che provoca ammirazione da parte degli altri. Noi oggi ammiriamo i furbi, ammiriamo chi salta la fila allo sportello della posta, chi fa piccole truffe, ovviamente quando non siamo noi le vittime della furbizia. Dovremmo iniziare a pensare, e a far pensare, che chi evade le tasse è uno sfigato, è uno che frega anche noi e non uno che ruba a degli impersonali “altri”.
Trovo corretto chi potrebbe ribattere che molte famiglie, vivono in una situazione di crisi dal 2008 e vorrebbero pagare le tasse, perché lo trovano giusto, ma non possono materialmente farlo. A questo punto chiediamoci: le piccole famiglie evadono il fisco? Da dati dell’Agenzia delle Entrate, il grosso dell’evasione fiscale arriva dai grandi evasori (grandi redditi, cioè) e dall’evasione delle imposte indirette, il famigerato “nero”. Quindi, sembra ovvio che la flat tax non va a risolvere il problema delle famiglie.
La logica sarebbe, a questo punto, a favore dei sostenitori della flat tax: i grandi risparmiatori, gli imprenditori, trovandosi a pagare una tassa che è spesso meno della metà della precedente, sono stimolati a pagare. Giustissimo! Solo che, dagli anni 80 a oggi, da quando le teorie della scuola di Chicago sono tornate a parlare di riduzione delle tasse, la storia ha dimostrato che la cosa non è mai avvenuta! Nonostante Reagan, Thatcher e tutti gli epigoni che sono passati in Occidente in questi trent’anni e hanno parlato di libertà e “più privato, meno Stato”.
L’economia è una scienza strana, fa le proprie teorie basandosi su di un concetto di razionalità, conscia del fatto che le società non sono e non agiscono in maniera razionale. Così, in una scuola qualcuno fa una bellissima teoria e poi si trova a doversi scontrare con la realtà. E la realtà dice che le persone consumano o risparmiano se sentono fiducia nel futuro del proprio Paese.
Questo manca.
Il grande problema dell’Italia, che all’estero hanno credo superato, è ricostruire un clima positivo e credibile, in cui le famiglie e le imprese hanno voglia di stare e lavorare. Solo così è serio parlare di scelta tra consumi e investimenti e di contrasto all’evasione.

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